Il triangolo ostetrico Neonato — Madre — Operatore sanitario. Le competenze neonatali

Anna Arfelli Galli
Psicologia dell’età evolutiva, Università degli Studi di Macerata

Premessa
Le competenze, più o meno consapevoli, messe in atto dagli adulti in dialogo tra loro e con il neonato sono al centro del lavoro dell’operatore sanitario che incontra la madre in coppia con il neonato. E’ importante conoscere le competenze innate del piccolo e i cambiamenti che si danno nella sua interazione con la madre, in conseguenza dell’esperienza che vanno via via facendo. Questa relazione si concentra sulle competenze che il neonato mette in atto fin dai suoi primi incontri con il mondo esterno, in particolare quando comunica con i suoi consimili.

1. Le competenze neonatali
In ambito psicologico le ricerche sui comportamenti neonatali afferiscono a due modelli principali:
– il metodo sperimentale
– il metodo dell’osservazione naturale di eventi studiati nel loro insieme.
Le due metodologie differiscono molto fra loro, soprattutto per la presenza o meno di un contesto significativo, in cui è inserito l’evento presentato e la risposta conseguente.

Risultati ottenuti con il metodo sperimentale
Per lo studio dei comportamenti del neonato sono di particolare importanza:
– la caratteristica multimodale della percezione
– la presenza di movimenti che coinvolgono tutto il corpo, organizzati armonicamente per entrare in relazione con il mondo esterno (General Movement, Prechtl 1990)
– l’ attrazione per lo schema della zona degli occhi (Fantz 1961)
– l’orientamento del capo verso la fonte sonora, in particolare verso la voce umana (Butterworth G., Castillo M. 1976)
– la sincronia cinesica fra i movimenti degli arti del neonato e l’articolazione del parlato adulto (Condon, Sander 1974), similmente a quanto accade nel dialogo fra due adulti.

Risultati ottenuti con l’osservazione naturale
Tra il secondo e il terzo mese i comportamenti del piccolo sono diversi a seconda che egli si rivolga a oggetti fisici o a oggetti sociali. Di fronte ai suoi simili (adulti o bambini):
– il neonato, libero da bisogni biologici, è attento alla loro presenza. Trevarthen (1974) parla di companionship, Stern (2005) di intersoggettività come sistema motivazionale fondamentale o bisogno di appartenenza;
– si organizza la relazione sguardo-sguardo, in cui molto presto assumono un ruolo importante le caratteristiche individuali dei due partner in relazione. (Stern 1998, 19-51)

I risultati ottenuti con i due metodi esprimono il loro massimo valore quando sono integrati tra di loro; supportano così la presenza di alcune caratteristiche della relazione adulto-infante:
– l’attivazione del piccolo è un processo globale, che si esprime con il coinvolgimento di tutto il corpo, a partire dai General Movement;
– da tale totalità emergono azioni orientate verso qualcosa/qualcuno, con coinvolgimento delicato ed emotivamente regolato;
– la zona degli occhi e la voce umana esercitano un’attrazione fin dalle prime ore di vita.

In sintesi, la sincronia che si osserva precocemente nelle relazioni fra adulto e infante si organizza nell’interazione fra le basi innate del neonato e l’interpretazione che l’adulto fa dei suoi comportamenti. (Trevarthen 2011)

2. Le competenze neonatali in azione
Gli studi dell’Infant Research
Gli eventi che seguono, tratti dagli studi del gruppo dell’Infant Research (Sander 2007),[1] sono un esempio di tale dinamica.

Evento n. 1 – “Il gruppo di ricerca stava filmando uno dei nostri soggetti neonatali l’ottavo giorno dopo il parto nel prato davanti alla casa dei genitori. (..) Una persona del gruppo stata in piedi sul prato a parlare col padre. La madre gli era seduta vicino con la neonata in braccio a parlare con un altro membro del gruppo. La bambina cominciava a fare qualche capriccio e la madre cercava, senza riuscirci, di calmarla. La madre, un po’ imbarazzata, ha deciso che era ora di portare fuori qualcosa da bere, quindi ha dato la bambina al padre, che era in piedi vicino a lei, ed è entrata in casa.
I due tre minuti successivi del video mostrano il padre in piedi sul prato, che tiene la bambina sul braccio sinistro, continuando a parlare con il ricercatore, e nel frattempo la bambina semplicemente si addormenta e i due continuano a parlare.
Guardando la videoregistrazione a una velocità normale, a trenta inquadrature al secondo, si riesce a vedere solo questo.”
Quando però gli stessi pochi minuti di filmato vengono riproiettati quadro per quadro si vede che il padre dà una fulminea occhiata alla faccia della bambina. Stranamente, nelle stesse inquadrature, la bambina guarda la faccia del padre.
Poi il braccio sinistro della bambina, che penzolava giù lungo il braccio sinistro del padre, comincia a muoversi verso l’alto. Miracolosamente, nello stesso quadro, il braccio destro del padre, che penzolava giù al suo fianco, comincia a muoversi verso l’alto.
Quadro per quadro, la mano della bambina e la mano del padre si muovono simultaneamente verso l’alto. Infine si incontrano sopra la pancia della bambina. La mano sinistra della bambina afferra il mignolo della mano destra del padre.
Poi il braccio sinistro della bambina, che penzolava giù lungo il braccio sinistro del padre, comincia a muoversi verso l’alto. Miracolosamente, nello stesso quadro, il braccio destro del padre, che penzolava giù al suo fianco, comincia a muoversi verso l’alto.
Quadro per quadro, la mano della bambina e la mano del padre si muovono simultaneamente verso l’alto. Infine si incontrano sopra la pancia della bambina. La mano sinistra della bambina afferra il mignolo della mano destra del padre.
In quel momento gli occhi della bambina si sono chiusi e lei si è addormentata, mentre il padre ha continuato a parlare, in apparenza del tutto inconsapevole del piccolo miracolo di specificità di tempo, luogo e movimento avvenuto nelle sue braccia.” (Sander 2007, 186-187)

Come spiegare il “miracolo di specificità di tempo, luogo e movimento” avvenuto nelle braccia del padre?
Consideriamo la prima tappa come il passaggio da uno stato di stress ed uno di quiete, come una risposta all’esperienza multimodale del modo in cui la piccola è “contenuta” in braccio al padre. Successivamente, l’orientamento del capo della piccola verso la fonte sonora della voce del padre ha portato alla percezione della zona degli occhi. La sincronia cinesica dei movimenti degli arti della piccola con l’articolazione del parlato del padre può aver favorito l’incontro della mano della bambina con quella del padre.
Possiamo pensare ad un insieme equilibrato e coerente di stimoli esterni, adatto ad interagire con le abilità di una neonata di otto giorni, la quale chiude l’incontro con il mondo esterno addormentandosi.
Tuttavia, dobbiamo valutare anche i comportamenti del padre che sono stati determinanti perché la piccola passasse dallo stato di agitazione a quello tranquillo, perché i loro sguardi si incontrassero e per la sincronia dei movimento dei loro arti!
Per questo ci sono d’aiuto le ricerche etologiche (Eibl-Eibesfeldt 1993) che hanno documentato – in popolazioni diverse, anche in quelle così dette “primitive” – come gli adulti intuitivamente attribuiscano al piccolo sentimenti ed intenzioni a cui fanno riferimento nell’organizzare le loro cure: siamo di fronte alla psicologia ingenua o alla competenza non riflessiva al centro dello studio dei primi anni di vita. (Arfelli Galli 2017) Un dato che non sorprende poiché una componente importante del vissuto di noi adulti si organizza a partire dall’innata sensibilità per l’espressività del comportamento di chi ci sta di fronte. (Galli 2009)

3. Le competenze neonatali in azione nel campo globale
Un secondo episodio esemplifica in modo chiaro che il neonato organizza la sua esperienza nell’incontro con il mondo esterno non in risposta a singoli elementi, ma in esperienze globali che si dirigono verso una specifica conclusione, in un contesto specifico: in questo esempio l’essere preparato, pulito, alimentato, ecc.

Evento n.2 – “Il mattino del settimo giorno, ai primi segni di transizione allo stato di veglia del bambino, abbiamo chiesto alla madre di mettersi una maschera ma per il resto di eseguire l’accudimento esattamente nello stesso modo in cui lo faceva normalmente. (..) Durante queste procedure, il bambino guardava nella direzione della faccia della madre senza dare la minima prova di cambiamento di stato. Tuttavia, quando la madre trovava la sua posizione comoda sulla poltrona, con il bambino nel braccio sinistro, e solo nel momento in cui lei porgeva la tettarella del biberon alle labbra, l’effetto di guardare direttamente la faccia della madre è stato una reazione di sorpresa drammatica. Anche se ora aveva le labbra aperte, non mostrava nessun interesse nella tettarella che la madre spostava dolcemente dentro e fuori per cercare di ottenere che il bambino cominciasse a succhiare. Il bambino continuava a osservare la maschera, guardandola da angolazioni diverse mentre muoveva la testa da un lato all’altro…
Passava quasi un minuto e mezzo prima che il bambino finalmente prendesse la tettarella e cominciasse a succhiare. Ma l’allattamento non era come al solito, con il bambino che a poco a poco diventava sempre più sonnolento e terminava con l’addormentamento dei giorni precedenti. Il suo stato ora era di vigilanza per tutto il tempo con interruzioni della poppata, sputi, soffocamento, seguiti da una lunga transizione da questo stato di veglia al sonno, (..) .” (Sander 2007, 206)

Nelle situazioni di cura, diversamente orientate, si formano delle memorie che generano in entrambi i partner una conoscenza relazionale implicita; dove per il piccolo la madre è parte in una gestalt unitaria di eventi in evoluzione, che acquistano significati diversi a seconda del contesto specifico di cui fanno parte. In questo esempio la zona degli occhi è percepita come una componente dell’evento globale, per cui entra a far parte di un’organizzazione diversa a seconda dell’insieme in cui è inserita.

4. In sintesi
Quando è libero dai bisogni biologici, Il neonato “socialmente competente” è attento alla presenza dei conspecifici ed entra in interazione con loro.
La memoria si organizza da subito come eventi relazionali complessi, in cui entrambi, adulto e infante, sono solo una parte. Companionship e bisogno di appartenenza, esperienze vissute nei momenti di incontro (Sander¹ 2007), sono esperienze primarie che precedono l’organizzazione dell’attaccamento ad uno specifico caregiver.
Per comprendere i cambiamenti evolutivi, anche i più precoci, dobbiamo spostare l’attenzione dal mono-personale al relazionale, alla persona in relazione con l’altro. Una radicale inversione di prospettiva rispetto alle teorie mono-personali di Piaget e di Freud sui primi anni di vita. E’ un percorso lungo e articolato; infatti, dall’iniziale attrazioni per lo schema degli occhi alla risposta del sorriso al volto umano occorrono circa 3 mesi mentre la reazione al volto dell’estraneo si organizza a 8/9 mesi. E’ anche un percorso complesso, poiché già a tre mesi il piccolo è in grado di fare attenzione ad un terzo membro che si pone in relazione con la madre (Fivaz-Depeursinger E., Corboz-Warnery A., 2000). Perciò, quando l’ostetrica parla o cura la madre, il piccolo è influenzato dal suo tono di voce e dal ritmo delle sue azioni.
Ritornando al tema di partenza, possiamo dire che la relazione diretta dell’ostetrica con il neonato è un momento specifico di scambi interpersonali complessi, nei quali, oltre alla competenza professionale, l’operatore sanitario mette in atto le sue interpretazioni implicite. Per stabilire una “buona” relazione con il piccolo, all’ostetrica, come ad ogni altro adulto, non bastano le competenze professionali; occorre anche prestare attenzione alle proprie interpretazioni più o meno consapevoli e riflettere sui propri “vissuti” per quello specifico neonato, per quella specifica diade, in quel particolare momento del loro sviluppo. Poiché le ricerche attuali hanno confermato l’importanza delle interpretazioni che intuitivamente le madri sviluppano nei confronti dei loro piccoli, l’ostetrica deve aver particolare attenzione anche a ciò che la madre può insegnarle relativamente al suo piccolo. Si è di fronte ad una comunicazione sempre direttamente o indirettamente inserita in un triangolo caratterizzato dalle competenze professionali dell’ostetrica, dalle competenze del neonato, dalla competenza più o meno implicita, più o meno lineare della madre, tutte in continua e rapida evoluzione.

Senza sottovalutare la partecipazione emotiva che ogni operatore sanitario sviluppa nel suo incontro professionale.

Bibliografia

 

Arfelli Galli A. (2017): Il triangolo ostetrico. Lettere dalla Facoltà. Bollettino della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche, 20, 6, 00.
Arfelli Galli A. (2009): L’emergere della persona. Il contributo della Gestalttheorie allo studio dei primi anni di vita. In: Giuseppe Galli: La persona in relazione ..op. cit., 75-104.
Arfelli Galli A. (2005): Prima di dire Io. In: L’Io allo Specchio. Macerata: Edizioni Simple, 5-18.
Butterworth G., Castillo M. (1976): Coordination of auditory and visual space in newborn human infants. Perception, 5, 155-166.
Condon W. S., Sander L. S. (1974): Neonate movement is synchronized with adult speech: Interactional participation and language acquisition. Science,183, 99-101.
Eibl-Eibesfeldt I., (1993): Etologia umana, Torino: Bollati Boringhieri, 1993 (orig. 1984)
Fantz R. L. (1961): The Origin of Form Peception. Scientific American, 204, 5, 66-72.
Fivaz-Depeursinger E., Corboz-Warnery A. (2000): Il triangolo primario. Le prime interazioni triadiche fra padre, madre e bambino. Milano: Raffaello Cortina (orig. 1999)
Galli G. (2009): La persona in relazione. Sviluppi della psicologia della Gestalt. Napoli: Liguori editore.
Sander W. L. (2007): Sistemi viventi. L’emergere della persona attraverso l’evoluzione della consapevolezza. Milano: Raffello Cortina
Stern D. N. (1987): Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati-Boringhieri (orig. 1985).
Trevarthen C. (1974): Conversations with a two-month-old. New Scientist 2: 230-5.
  1. Il gruppo dell’Infant Research (Sander 2007) ha seguito ventidue coppie cargiver-neonato, dalla nascita a 36 mesi di vita del piccolo. Nelle prime settimane, sono stati registrati i comportamenti dei due partner, 24 ore su 24, in culle attrezzate per registrare tutte le variazioni degli indici biologici del piccolo (battito cardiaco, ritmo respiratorio ecc.); inoltre sono stati videoregistrati tutti gli accadimenti durante la permanenza del piccolo in culla e fuori dalla culla. Con la tecnica microanalitica i dati raccolti sono stati esaminati quadro per quadro nelle loro singole componenti (visive, sonore ecc.) da osservatori diversi; successivamente le singole parti sono state ricomposte e studiate nel loro insieme.
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